Con una recentissima sentenza, pubblicata  lo scorso 10 ottobre, i Giudici di Palazzo Spada hanno fornito degli importanti chiarimenti afferenti il rating di legalità.

Giusto per ricordarlo, il rating di legalità è un indicatore sintetico del rispetto di elevati standard di legalità da parte delle imprese che ne abbiano fatto richiesta e può essere richiesto dalle società che abbiano determinati requisiti, tra cui: sede operativa in Italia, un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso nell’anno precedente a quello della domanda ed iscrizione nel registro delle imprese da almeno due anni alla data della domanda.

In particolare la V sezione del CdS, con la sentenza n. 6907/2019, ha sottolineato come  la finalità indubbiamente premiale riconosciuta dall’ art. 95, comma 13, del d.lgs. n. 50 del 2016 al rating di legalità, vada comunque necessariamente  contemperata col principio di agevolare la partecipazione delle microimprese, delle piccole e medie imprese alle procedure pubbliche.

Da qui, richiamando le linee guida A.N.A.C. n. 2, i giudici di seconde cure hanno ribadito che gli atti di gara debbano prevedere, per le imprese a cui non possa essere riconosciuto il rating di legalità, compensazioni per evitare di penalizzare imprese di nuova costituzione, o comunque carenti del previsto fatturato, consentendo a tali imprese di comprovare altrimenti la sussistenza delle condizioni o l’impiego delle misure previste per l’attribuzione del rating.

 Nel caso di specie, essendo mancata tale previsione, il CdS ha annullato gli atti di gara e la relativa aggiudicazione alla società che si era vista attribuire ben sei punti per il rating.

CdS, sez. V, n. 6907/19

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